Un caffè con…la Libreria Due Punti, la sosta lunga e lenta nel quartiere di S. Martino, Trento

– Benvenuti sulle nostre poltrone immaginarie del Caffè dei libri!
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Sapete come metterci a nostro agio. Anche nella nostra piccola libreria ci sono un divano e due poltrone comode, adatte sia per le presentazioni che per una sosta – lunga e lenta – in S.Martino.

– Cosa significa aprire una libreria e più in generale vivere e fare cultura oggi?
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Nasciamo uscendo da un luogo collettivo e innovativo come Impact Hub, co-working presente nella nostra città, dove in modo diverso ci siamo confrontati con l’intersezione tra imprenditorialità e creatività. Abbiamo conosciuto le difficoltà e le opportunità – le fragilità e la ricchezza – di un contesto storico che non può che lasciare spaesati. Un proverbio cinese recita “che tu possa vivere tempi interessanti!” con una duplice traduzione che oltre all’augurio avverte delle possibili sventure in arrivo. Una minaccia, insomma. Non ci siamo lanciati senza (quasi) paura in questi tempi interessanti, ambivalenti e capaci di rendere confuso anche il più audace e preparato esploratore. Abbiamo messo insieme competenze e tentato di dare vita – la cosa è in fase di verifica, quasi quotidiana – a un luogo che sappia esprimere un’idea di cultura multiforme e curiosa, inclusiva e progettuale, ambiziosa e politica, sostenibile e utopica. “Fare cultura” oggi è offrire opportunità a più persone possibile, è saper scappare dai recinti troppo stretti, è partecipare attivamente alla vita che ci circonda. E’ prendere parte – come scrive Jean Claude Izzo – lottando, anche se poi alla fine si perderà.

– Legame con il tessuto urbano, quartiere di S. Martino. Idea di comunità.
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Ci piace citare due libri per spiegare la nostra idea. Il primo è La coscienza dei luoghi, di Giacomo Becattini, descrive l’idea dell’ancoraggio territoriale di cui continuiamo ad avere bisogno per riconoscerci e per essere riconosciuti. Potrebbe quindi la nostra libreria non avere come più importante punto di riferimento il proprio quartiere, il contesto di massima prossimità con cui relazionarsi?

Ovviamente no. Il secondo è Educazione incidentale, di Colin Ward. Crediamo nell’informalità quotidiana di una comunità che impara – dai propri errori e dalla condivisione delle proprie competenze – e si confronta giorno per giorno con il desiderio collettivo rappresentato dalla vita dentro lo spazio urbano e caratterizzato dalla ricerca dalla ricucitura dei tessuti relazionali. Per noi S. Martino è già un luogo speciale, ricco di vitalità ed esperienza. Ma lo immaginiamo – è la nostra sfida più grande – ancora più laboratoriale e sperimentale, accogliente e aperto.

 

– Non solo store commerciale. Dialogo e laboratorio sono parole chiave.
Come risponde la cittadinanza?
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I due punti (:) aprono dal punto di vista della punteggiatura un dialogo. Noi abbiamo lanciato il nostro messaggio – senza grandi investimenti pubblicitari se non quello di un impegno costante nello spazio e nei suoi dintorni – e la risposta per il momento è interessante. Da un punto di vista quantitativo perché le persone decidono di acquistare dei libri da noi, apprezzando la selezione di case editrici e titoli che proponiamo. Su questo aspetto si basa la sostenibilità stessa – non scontata, visto Amazon e lo scenario globale dell’editoria – della nostra impresa. Interessante è anche il dato qualitativo, dove poco per volta ci sembra di riconoscere un crescente interesse rispetto al nostro modo di fare libreria, con eventi quasi quotidiani, disponibilità alla collaborazione, curiosità nei confronti di ciò che si muove intorno.

 

– Come sta cambiando il mondo dell’editoria? Cosa ne pensate del crescente interesse per l’editoria indipendente?
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Il nostro sguardo è giovane e probabilmente parziale. Il mondo dell’editoria lo conosciamo da poco e il nostro giudizio va preso con le molle. Ci piace vedere che – come noi – nascono e crescono molte altre esperienze di librerie e case editrici indipendenti. Significa che sta tornando a galla un bisogno di luoghi (fisici e culturali) accoglienti, diversi dall’omologazione generalizzata, coraggiosi nel descrivere identità particolari. Sui due lati del campo – produzione e distribuzione – c’è fermento insomma e questo è un segnale interessante, dentro il quale ci sentiamo a nostro agio. Ciò che farà la differenza sarà la cooperazione, il voler fare insieme che produce moltiplicazione di energie, opportunità, punti di vista. Si costruisce in questo modo – dandosi il tempo per incontrarsi, per dialogare e per progettare – quello che si definisce ecosistema culturale.

– Fidelizzazione. Vi siete ispirati a una realtà in particolare?
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Le due librerie che maggiormente ci hanno accompagnato nel percorso di apertura di due punti sono sicuramente Marco Polo a Venezia e Gogol & Company di Milano. Molto diverse per collocazione e stile ci hanno contaminato per la passione che emanano i librai (dei veri modelli…) e la capacità di costruire un proprio stile riconoscibile e prezioso per ila città in cui sono insediate. Sullo sfondo rimangono inoltre una miriade di esperienze che propongono buone pratiche di innovazione culturale e sociale. Ci piacciono le portinerie di quartiere, le biblioteche degli oggetti, i fab lab, i community hub che punteggiano il territorio europeo, descrivendo modi diversi di incontrarsi e di immaginare le città.

– Diario dei ricordi. Come descrivereste il 2018, davanti agli scaffali vuoti?
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Attesa e paura insieme. Attesa di vedere i libri uscire dai pacchi e paura di non essere all’altezza della scelta cui eravamo chiamati. Diciamo che i due sentimenti rimangono quelli che ci accompagnano ogni giorno. Non vediamo l’ora che ogni settimana spuntino le novità da visionare nel gestionale e allo stesso tempo ci continuiamo a chiedere quanto dovrebbe essere più profonda la nostra conoscenza dei vari cataloghi. E’ un’inquietudine che ci auguriamo abbia un continuo effetto generativo.

– Parole 2019 e propositi?
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Sedimentazione, perché vogliamo che ciò che stiamo seminando trovi una sua dimensione stabile e strutturata.
Spiazzi, perché il tema dell’impatto sociale – siamo una srl benefit – é la seconda “gamba” del nostro progetto imprenditoriale e culturale. Quella che può dare prospettiva al nostro impegno, ritessendo le relazioni di comunità che in questi ultimi decenni si sono sfarinate.
Lentezza, perché la lettura e la cultura necessitano di tempi non frenetici ma di tranquillità e ritmi dilatati. Vogliamo convincere più persone possibili a “perdere” tempo non sentendosi in colpa per questo.
– Non solo libri, ma libri da condividere e leggere insieme.
– Tre libri.
L’ ignoto ignoto. Le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi, di Mark Forsyth
Turbine di Juli Zeh

– …il prossimo di cui vi innamorerete

Elisa + Federico
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N.B. Tutte le foto inserite sono state prese dalla pagina Facebook della Libreria Due Punti.
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