Il gatto: lo spirito totemico dello scrittore

Di Ilaria Piampiani

 

Il Gatto

di Charles Baudelaire

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Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; 
ritira le unghie nelle zampe, 
lasciami sprofondare nei tuoi occhi 
in cui l’agata si mescola al metallo.

Quando le mie dita carezzano a piacere 
la tua testa e il tuo dorso elastico e la mia mano 
s’inebria del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato, 
vedo in ispirito la mia donna.

Il suo sguardo, profondo e freddo come il tuo, amabile bestia, 
taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi alla testa 
un’aria sottile, un temibile profumo 
ondeggiano intorno al suo corpo bruno.

Non potevamo davvero non iniziare questo breve viaggio sull’intimo e assoluto rapporto tra il gatto e gli scrittori, con le parole di Charles Baudelaire!

Il gatto cammina a passi felpati attraverso tutta la sua poesia, sui tetti di quella Parigi affascinante, tra luce e spleen, tra vita assordante e la noia profonda dell’animo umano. Potremmo anche azzardare nel dire che il gatto è il re di quella foresta di segni costruita da Baudelaire, lo spirito totemico che ne governa le forze, che gioca con le corrispondenza, intrecciandole come fili di un batuffolo di lana. Continua a leggere

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